“Professore, a che età devo iniziare a controllare il PSA?” È probabilmente una delle domande più frequenti durante una visita urologica. La risposta corretta oggi non è semplicemente “dopo i 50 anni”.
L'età alla quale iniziare dipende infatti dal rischio individuale di sviluppare un tumore della prostata, e pertanto cambia da persona a persona.
Perché il PSA è importante?
Il PSA è una proteina prodotta dalla prostata che può essere misurata con un semplice prelievo di sangue. Un valore elevato non significa automaticamente tumore: può aumentare anche in presenza di iperplasia prostatica benigna, infiammazione o altre condizioni. Allo stesso modo, un PSA nei limiti, non è sempre indicativo per assenza di tumore.
Per questo motivo il PSA non deve essere interpretato come un semplice numero “positivo o negativo”.
Sul sito maurogacci.it questo aspetto viene già approfondito nella news dedicata a “PSA alto: significa sempre tumore?”.
A che età fare il primo PSA?
Le EAU Guidelines 2026 propongono un approccio basato sul rischio. Per un uomo senza particolari fattori di rischio, il controllo precoce del PSA può essere proposto a partire dai 50 anni. Tuttavia, l'età scende a 45 anni negli uomini con una storia familiare di tumore prostatico precoce e negli uomini di origine africana.
Nei portatori di una mutazione BRCA2, il controllo può iniziare già dai 40 anni. Questa è una delle ragioni per cui conoscere la propria storia familiare è importante quanto conoscere il valore del PSA.
PSA una volta all'anno per tutti?
No. Anche questa è una convinzione diffusa, da superare. Dopo il primo valore, la frequenza dei controlli può essere adattata al rischio del singolo paziente. Un PSA molto basso in un soggetto a basso rischio può consentire intervalli più lunghi; un valore maggiore, vicino al valore soglia, o la presenza di altri fattori di rischio richiede invece controlli più ravvicinati.
L'obiettivo moderno non è effettuare più esami possibile, ma identificare precocemente i tumori clinicamente significativi evitando procedure inutili.
E se il PSA è tra 3 e 10?
Nemmeno in questo caso significa automaticamente biopsia. Le linee guida raccomandano, nel paziente asintomatico con PSA compreso tra 3 e 10 ng/mL, di ripetere inizialmente il PSA (PSA confirmatorio) prima di procedere con ulteriori indagini.
Se il sospetto persiste, oggi entrano in gioco altri strumenti, tra cui la valutazione clinica, la densità del PSA, la velocità con cui il PSA è cresciuto, il rapporto tra il valore del PSA ed il volume prostatico, i calcolatori di rischio e soprattutto la risonanza magnetica multiparametrica della prostata.
Perché non bisogna aspettare i sintomi?
Perché il tumore della prostata nelle sue fasi iniziali è spesso asintomatico.
Molti disturbi che comunemente vengono attribuiti al “tumore della prostata” — getto urinario debole, bisogno di urinare frequentemente, risvegli notturni — sono spesso legati all'iperplasia prostatica benigna.
Aspettare che compaiano sintomi per effettuare un controllo oncologico significa quindi utilizzare un criterio poco affidabile.
Il messaggio da ricordare
Il PSA è più utile quando viene inserito in un percorso personalizzato di prevenzione. Non esiste quindi “il PSA giusto per tutti” né una singola età valida per ogni uomo.
Esistono invece età, familiarità, genetica, valore iniziale del PSA e condizioni generali che permettono di decidere insieme quando iniziare e ogni quanto ripetere il controllo.
Riferimento scientifico: Gacci M, et al. The waiting time for prostate cancer treatment in Italy: analysis from the PROS-IT CNR Study. Minerva Urol Nephrol. 2022 Feb;74(1):38-48. doi: 10.23736/S2724-6051.20.03925-9. Epub 2020 Nov 17. PMID: 33200896.