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Chirurgia dell'iperplasia prostatica benigna
Procedure chirurgiche standard: TURP, HoLEP, Green Light, RASP

Prof. Mauro Gacci · Urologo · AOU Careggi, Firenze Prenota una visita →

L'iperplasia prostatica benigna sintomatica refrattaria al trattamento farmacologico richiede un intervento chirurgico disostruttivo. Esistono oggi quattro procedure endoscopiche e robotiche di riferimento, con caratteristiche distinte in termini di indicazione, tecnologia e profilo di recupero. La scelta tra di esse si basa sulle dimensioni della ghiandola, sulle condizioni cliniche del paziente e sull'esperienza del chirurgo.

3.500+Interventi per IPB eseguiti
N°1 ItaliaAOU Careggi per volume (AGENAS)
Dal 2014Panel linee guida EAU sull'IPB

Quando si indica la chirurgia per l'iperplasia prostatica benigna

L'iperplasia prostatica benigna (IPB) è la patologia urologica più frequente nell'uomo dopo i 50 anni. Nella maggior parte dei casi è gestita con terapia farmacologica (alfa-litici, inibitori della 5-alfa-reduttasi, anticolinergici, inibitori della 5-fosfo-diesterasi). Quando la risposta al trattamento medico è insufficiente o compaiono complicanze ostruttive, il trattamento chirurgico diventa indicato.

Le indicazioni assolute alla chirurgia includono la ritenzione urinaria acuta recidivante, l'insufficienza renale ostruttiva, le infezioni urinarie ricorrenti da ristagno, la macroematuria ricorrente da IPB e la presenza di calcoli vescicali secondari all'ostruzione. Le indicazioni relative comprendono la sintomatologia del basso tratto urinario (LUTS) di grado moderato-severo con qualità di vita compromessa, non controllata dalla terapia farmacologica ottimizzata.

Nota clinica. La scelta della tecnica chirurgica dipende in primo luogo dal volume prostatico stimato all'ecografia transrettale o alla RM. Le linee guida EAU 2025 indicano la B-TURP e il Green Light come procedure di riferimento per prostate di piccole-medie dimensioni, HoLEP per prostate di qualsiasi volume (incluse le grandi), e RASP come alternativa robotica mini-invasiva all'adenomectomia a cielo aperto nelle prostate voluminose.
01
Procedura endoscopica di riferimento

TURP bipolare (B-TURP)
Resezione transuretrale di prostata con energia bipolare

Standard of care per prostate di piccole-medie dimensioni (<80 ml)
Durata intervento
45–75 min
Degenza media
2–3 giorni
Volume prostatico ideale
<80 ml
Anestesia
Spinale o gen.
Catetere post-op
2–3 giorni

La resezione transuretrale di prostata bipolare è l'evoluzione tecnologica della TURP monopolare classica, intervento endoscopico che per decenni ha rappresentato il gold standard nel trattamento chirurgico dell'IPB. Nella tecnica bipolare, la corrente elettrica scorre tra due elettrodi posizionati sullo stesso strumento in soluzione salina fisiologica, eliminando il rischio di sindrome da resezione (iponatriemia da assorbimento di liquido ipotonico, TURP Syndrome) che caratterizzava la TURP monopolare.

L'intervento prevede l'introduzione attraverso l'uretra di un resettoscopio dotato di telecamera ad alta definizione e di un'ansa di resezione bipolare. Il tessuto adenomatoso viene resecato in frustoli sistematicamente fino alla capsula prostatica, ripristinando il canale uretrale.


Indicazioni cliniche

  • Prostata di volume <80 ml
  • LUTS moderati-severi refrattari alla terapia medica o ai trattamenti mini-invasivi
  • Ritenzione urinaria acuta recidivante
  • Calcoli vescicali secondari all'IPB

Fasi principali dell'intervento

  • Introduzione del resettoscopio in anestesia
  • Orientamento anatomico (collicolo, collo vescicale)
  • Resezione sistematica dei lobi prostatici
  • Emostasi bipolare dei vasi sanguinanti
  • Aspirazione frustoli e posizionamento catetere a 3 vie

Risultati attesi e qualità funzionale

La B-TURP garantisce un miglioramento significativo del flusso urinario massimale (Qmax) e del punteggio sintomatologico (IPSS) in oltre il 90% dei pazienti. Il miglioramento del residuo post-minzionale è documentato nella maggior parte dei casi già nelle prime settimane post-operatorie.

La tecnica bipolare comporta un rischio di eiaculazione retrograda o di aneiaculazione, nella maggior parte dei casi trattati. Il rischio di incontinenza urinaria permanente è inferiore all'1% in mani esperte.

Nota clinica. Per prostate di volume superiore a 80–100 ml, i tempi di resezione si allungano significativamente, aumentando il rischio di sanguinamento e di resezione incompleta. In questi casi HoLEP o RASP sono preferibili. La B-TURP rimane indicata nei pazienti anziani per i quali è preferibile un intervento di minore complessità e minor durata.
02
Enucleazione laser endoscopica

HoLEP
Holmium Laser Enucleation of the Prostate

Procedura di scelta per prostate di grandi dimensioni, indipendentemente dal volume
Durata intervento
90–120 min
Degenza media
2–3 giorni
Volume prostatico
Qualsiasi
Anestesia
Spinale o gen.
Catetere post-op
1–2 giorni

L'enucleazione prostatica con laser ad olmio (HoLEP) è oggi considerata dalla comunità urologica internazionale la procedura endoscopica di riferimento per il trattamento dell'IPB, in particolare per prostate di grandi dimensioni. Diversamente dalla TURP, che reseca il tessuto in piccoli frustoli, la HoLEP permette di enucleare l'intero adenoma prostatico lungo il piano pseudocapsulare, replicando in via endoscopica il principio dell'adenomectomia aperta (ovvero con l'incisione sulla pancia).

La procedura viene condotta per via endoscopica mediante una fibra laser ad olmio (lunghezza d'onda 2140 nm), che consente sia la dissezione dei piani anatomici che l'emostasi simultanea dei vasi sanguinanti. L'adenoma enucleato viene spinto in vescica e successivamente frammentato e aspirato con un morcellatore intravescicale.


Indicazioni cliniche

  • Prostate di qualsiasi volume, incluse quelle >100 ml
  • Pazienti in terapia anticoagulante (basso rischio emorragico)
  • LUTS severi con ostruzione documentata
  • Ritenzione urinaria cronica con residuo significativo
  • Fallimento o inadeguatezza di precedenti trattamenti endoscopici

Fasi principali dell'intervento

  • Introduzione dell'endoscopio e identificazione dei piani anatomici
  • Incisioni laser a ore 5, 7 e 12 per separare i lobi
  • Enucleazione del lobo mediano, poi dei lobi laterali
  • Spinta dell'adenoma in vescica (morcellazione)
  • Emostasi finale e posizionamento catetere

Vantaggi clinici rispetto alla TURP

La HoLEP garantisce una rimozione completa del tessuto adenomatoso, indipendente dal volume prostatico. I dati della letteratura documentano tassi di reintervento a lungo termine significativamente inferiori rispetto alla TURP, per la completezza dell'enucleazione. Il sanguinamento post-operatorio è ridotto grazie all'emostasi mediante laser ed allo sviluppo del piano anatomico meno vascolarizzato, consentendo la rimozione del catetere in 48–72 ore.

Le complicanze funzionali sono sovrapponibili alla TURP: eiaculazione retrograda nel 70–85% dei casi, incontinenza da stress transitoria nel 10–20% dei pazienti nelle prime settimane, con recupero nella quasi totalità entro 3–6 mesi. L'incontinenza permanente è rara (<2%).

Nota clinica. La HoLEP presenta una curva di apprendimento significativa, stimata tra 20 e 50 procedure prima di raggiungere la padronanza tecnica completa. Per questo motivo è disponibile solo in centri ad alto volume con chirurghi esperti. AOU Careggi è tra i centri italiani con il maggior numero di procedure annue documentate da AGENAS.
03
Fotovaporizzazione laser

Green Light Laser
Fotovaporizzazione prostatica con KTP/XPS 180W

Alternativa alla TURP con profilo emorragico particolarmente favorevole
Durata intervento
45–90 min
Degenza media
1–2 giorni
Volume prostatico ideale
30–100 ml
Anestesia
Spinale o gen.
Catetere post-op
0–1 giorno

Il Green Light Laser — nelle versioni KTP (potassio titanil fosfato) e XPS a 180 W — è un sistema di fotovaporizzazione che utilizza una lunghezza d'onda di 532 nm, selettivamente assorbita dall'emoglobina e dalla mioglobina del tessuto prostatico. L'energia laser converte il tessuto ghiandolare in vapore acqueo con effetto di vaporizzazione immediata, determinando una cavità uretrale analoga a quella ottenuta con la resezione.

La procedura viene eseguita per via endoscopica mediante cistoscopio con fibra laterofiring. Il tessuto vaporizzato non produce frustoli da raccogliere; l'emostasi è contestuale alla vaporizzazione per l'effetto termico sulle pareti vasali. Questo rende la tecnica particolarmente adatta ai pazienti con elevato rischio emorragico.


Indicazioni elettive

  • Pazienti in terapia anticoagulante o antiaggregante non sospendibile
  • Coagulopatie congenite o acquisite
  • Alto rischio anestesiologico (ASA III–IV)
  • Prostate di volume 30–100 ml
  • Preferenza per degenza molto breve o day surgery

Fasi principali dell'intervento

  • Introduzione cistoscopio con fibra laser Side-firing
  • Orientamento anatomico e impostazione parametri laser
  • Vaporizzazione sistematica dei lobi prostatici
  • Controllo emostasi contestuale alla vaporizzazione
  • Posizionamento catetere (rimosso in 0–24 ore)

Profilo di sicurezza e risultati funzionali

Il Green Light Laser offre un profilo emorragico nettamente superiore alla TURP e sovrapponibile alla HoLEP, con un rischio di trasfusione inferiore all'1% anche in pazienti anticoagulati. La rimozione del catetere può avvenire nelle prime 24 ore, con possibilità di dimissione in day surgery in casi selezionati.

Il principale limite rispetto alla HoLEP è l'assenza di tessuto istologico da analizzare, in quanto il parenchima viene vaporizzato e non raccolto. In caso di sospetto di carcinoma prostatico non ancora diagnosticato, questo aspetto deve essere considerato nella pianificazione terapeutica.

Nota clinica. La fotovaporizzazione con Green Light non garantisce la rimozione di volumi adenomatosi molto elevati con la stessa completezza della HoLEP. Per prostate superiori a 100 ml, la HoLEP o la RASP sono da preferire. Il Green Light è la procedura di elezione nei pazienti cardiopatici con terapia antitrombotica non sospendibile.
04
Adenomectomia robotica

RASP
Robot-Assisted Simple Prostatectomy

Alternativa mini-invasiva all'adenomectomia aperta nelle prostate di grandi dimensioni
Durata intervento
90–150 min
Degenza media
2–4 giorni
Volume prostatico ideale
>100 ml
Anestesia
Generale
Catetere post-op
5–7 giorni

La RASP (Robot-Assisted Simple Prostatectomy) è l'equivalente robotico dell'adenomectomia prostatica aperta tradizionale (tecniche di Millin o Freyer), eseguita con il sistema Da Vinci attraverso accessi laparoscopici mini-invasivi. L'intervento prevede la rimozione dell'adenoma prostatico attraverso una capsulotomia o una cistotomia, senza asportare la capsula prostatica — a differenza della prostatectomia radicale, che rimuove l'intera ghiandola insieme alle vescicole seminali.

La RASP è indicata quando le dimensioni della prostata (tipicamente superiori a 150 ml) rendono tecnicamente difficile o rischiosa una procedura endoscopica, sia per i tempi operatori eccessivi che per il rischio emorragico. La piattaforma robotica consente di eseguire la dissezione dell'adenoma con precisione superiore alla chirurgia aperta convenzionale, riducendo la perdita di sangue e la degenza ospedaliera.


Indicazioni cliniche

  • Prostata di volume >80–100 ml non trattabile endoscopicamente
  • Adenoma con lobo mediano molto prominente
  • Presenza di calcoli vescicali voluminosi associati
  • Diverticoli vescicali da trattare contestualmente
  • Fallimento di precedenti procedure endoscopiche

Fasi principali dell'intervento

  • Posizionamento e docking del robot (5–6 trocars)
  • Accesso alla vescica (cistotomia) o alla capsula (Millin)
  • Enucleazione robotica dell'adenoma
  • Emostasi del letto adenomatoso e chiusura
  • Posizionamento catetere a 3 vie, eventuale drenaggio

Confronto con l'adenomectomia aperta tradizionale

La RASP replica i risultati oncologici e funzionali dell'adenomectomia aperta mantenendo i vantaggi della chirurgia robotica: perdita di sangue significativamente ridotta (<300 ml vs 500–800 ml della chirurgia aperta), degenza più breve (2–4 giorni vs 5–7 giorni), cicatrici minime, minore dolore post-operatorio e recupero più rapido. I risultati funzionali a lungo termine — miglioramento del Qmax e dell'IPSS — sono equivalenti.

La RASP preserva la funzione erettile in quanto non prevede la dissezione dei fasci neurovascolari. Il rischio di eiaculazione retrograda è presente (60–75%), come per tutte le procedure di desostruzione prostatica. L'incontinenza urinaria permanente è rara.

Nota clinica. La RASP richiede competenza specifica nella chirurgia robotica urologica. Non è disponibile in tutti i centri. Il Prof. Gacci esegue questa procedura per prostate di grande dimensioni.

Le quattro procedure a confronto

La scelta della tecnica ottimale è determinata da volume prostatico, profilo di rischio del paziente, disponibilità tecnologica del centro e obiettivi funzionali del trattamento.

Parametro B-TURP HoLEP Green Light RASP
Volume prostatico ideale <80 ml 80-150 ml 30–100 ml >150 ml
Tipo di accesso Endoscopico transuretrale Endoscopico transuretrale Endoscopico transuretrale Robotico laparoscopico
Rischio emorragico Basso–moderato Basso Molto basso Basso (vs aperta)
Paziente anticoagulato Con cautela Con cautela Elettivo Con cautela
Completezza rimozione Buona Ottimale Buona Ottimale
Campione istologico No (vaporizzazione)
Degenza ospedaliera 2–3 giorni 2–3 giorni 1 giorno 2–4 giorni
Rimozione catetere 2–3 giorni 2–3 giorni 1 giorno 5–7 giorni
Preservazione eiaculazione No (retrograda ~70%) No (retrograda ~80%) No (retrograda ~65%) No (retrograda ~70%)
Curva di apprendimento Moderata Elevata (50-70 proc.) Moderata Alta (chirurgia robotica)

Tutti i dati sono indicativi e riferiti a casistiche di centri ad alto volume. I risultati individuali dipendono dalle caratteristiche del paziente e dall'esperienza del chirurgo.

FAQ

La scelta si basa principalmente sul volume prostatico (stimato con ecografia o RM), sulla terapia farmacologica in corso (in particolare anticoagulanti), sull'entità della sintomatologia e sulle comorbidità del paziente. In linea generale: prostate piccole-medie (<60–80 ml) senza terapia anticoagulante → B-TURP o Green Light; prostate grandi o in pazienti anticoagulati → HoLEP; prostate molto voluminose (>100 ml) con anatomia complessa → RASP. La decisione finale è sempre personalizzata e condivisa durante la visita specialistica.
Le procedure chirurgiche per IPB — a differenza della prostatectomia radicale per tumore — non comportano la dissezione dei fasci neurovascolari responsabili della funzione erettile. Il rischio di disfunzione erettile de novo è pertanto molto basso. Ciò che si verifica nella maggior parte dei casi è l'eiaculazione retrograda (il liquido seminale refluisce in vescica anziché essere espulso), un fenomeno che non influisce sulla sensazione orgasmica né sulla funzione erettile, ma che determina infertilità. Questo aspetto deve essere discusso con il chirurgo prima dell'intervento.
Sì, con le dovute precauzioni. Il Green Light Laser è la procedura di elezione per i pazienti in terapia anticoagulante non sospendibile, in quanto il rischio emorragico è minimo grazie all'emostasi contestuale alla vaporizzazione. Anche la HoLEP può essere eseguita in pazienti anticoagulati in centri esperti. Per la B-TURP e la RASP è generalmente richiesta una bridging therapy o la sospensione temporanea dell'anticoagulante, in accordo con il cardiologo o l'internista di riferimento.
La recidiva sintomatica è possibile nel tempo, in quanto il tessuto prostatico residuo può continuare a crescere. Le procedure che garantiscono la rimozione più completa dell'adenoma (HoLEP e RASP) presentano i tassi di reintervento più bassi a lungo termine, superiori al 90% di libertà da reintervento a 10 anni. La B-TURP ha tassi di reintervento leggermente superiori (circa 10–15% a 10 anni), in funzione dell'estensione della resezione e del volume prostatico trattato.
I tempi di recupero variano in funzione della procedura e del tipo di lavoro. Per attività sedentarie: Green Light e HoLEP consentono un rientro in 7–10 giorni; B-TURP in 10–14 giorni; RASP in 14–21 giorni. Per attività fisiche intense o lavori pesanti si consiglia di attendere 4–6 settimane in tutti i casi. Nel primo periodo post-operatorio è normale presentare bruciore minzionale, urgenza e lievi perdite ematiche con le urine.
No: le procedure chirurgiche per IPB trattano esclusivamente il tessuto benigno (adenoma) e non hanno effetto sul tessuto tumorale eventualmente presente nella zona periferica della ghiandola. Prima di qualsiasi intervento per IPB, è fondamentale escludere la presenza di carcinoma prostatico con PSA, visita specialistica e, se indicata, biopsia prostatica. In caso di diagnosi concomitante di tumore, la strategia terapeutica viene rivalutata integralmente.
Mauro Gacci urologo Firenze
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150+Pubblicazioni sull'IPB su riviste indicizzate

Prof. Mauro Gacci

Il Professor Mauro Gacci è Professore Associato di Urologia presso l'Università degli Studi di Firenze e Dirigente Medico presso l'AOU Careggi. L'iperplasia prostatica benigna rappresenta uno degli ambiti principali della sua attività clinica e di ricerca: ha eseguito oltre 3.500 interventi per IPB includendo tutte le principali tecniche endoscopiche e robotiche (HoLEP, Green Light, B-TURP, RASP).

L'AOU Careggi è da oltre tre anni al primo posto in Italia per volume di interventi per IPB, come documentato dalla classifica nazionale AGENAS. Dal 2014 il Prof. Gacci fa parte del panel internazionale incaricato di redigere le linee guida europee di urologia (EAU) sull'iperplasia prostatica benigna, il documento di riferimento della disciplina. Ha vinto più di 10 premi e riconoscimenti internazionali per le sue ricerche su questa patologia.

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